18/11/11
Leggo Mari, vedo mio nonno
(Testo: Michele Mari, Filologia dell'anfibio - Foto: Mio nonno Paolo, Libia 1937)
26/10/11
Mitocondrìa
19/10/11
Le chat écrasé
17/10/11
Il ritorno dei morti incidenti
11/10/11
Sprechiera
Metto i soldi nei juke-box spenti,
nei distributori vuoti di alimenti,
nei telefoni fuori servizio
Spreco
Ai piccioni do da mangiar
le noccioline dei frigobar
degli hotel a cinque stelle
Io spreco
Metto un euro nel carrello dell'Auchan
e lo lascio lì, nel parcheggio, senza catena
Senza nemmeno fare la spesa
Sono un liberatore di carrelli
Mi sembra normale, mi piace sprecare
Anche Gesù aveva le mani bucate
(se vi sembra di averla già letta, probabilmente è stato qua)
10/10/11
Leggo Mari, vedo Ghirri
09/10/11
La banda del bruco
06/08/11
Pics-el
(Una riflessione con colonna sonora)
Mi stavo chiedendo quale futuro hanno nell'era smartphonica-digitale i testi delle canzoni a contenuto fotografico. Sì perché oramai alcuni versi sono totalmente anacronistici, se pensiamo che le foto non hanno più lo stesso valore nell'era della loro riproducibilità tecnica.
Oggi non avrebbe nessun senso affermare cose tipo "ho aperto un cassetto che non ricordavo di avere e dentro ci ho trovato le foto della nostra prima vacanza". Non per le generazioni successive alla mia, sicuramente.
"I've been looking so long at these pictures of you / That I almost believe that they're real"
Per forza, erano in bassa risoluzione. Non solo. Chissà se l'azzurro scalzo di Baglioni resterebbe tale, una volta convertito in rgb.
Insomma, se volessimo scrivere una canzone, nel 2011, parlando di fotografie, cosa potremmo dire? "Ho aperto Flickr dopo tanto tempo e c'era quella foto di te, nei miei preferiti, aggrappata alla ringhiera di una tenera e distratta primavera?" (tag: #ringhiera #primavera)
Quando poi, come minimo, quella foto sta pure su quattro diversi social network e c'è Facebook che ce la ricorda ogni maledetta volta che qualcuno ci mette un like?
Per non parlare dei gesti plateali, legati alle foto stampate su carta e perduti per sempre.
"Yo romperé tus fotos"
Ma quando mai? Chi di noi, se pur al culmine del pathos, si stamperebbe una foto per il semplice gusto di farla a pezzi?
Per non parlare di "Yo quemaré tus cartas". Non ci voglio nemmeno pensare a stampare una mail allo scopo catartico di darle fuoco in un posacenere il giorno di San Valentino, non raccontiamocela.
Tutte emozioni perdute, grazie alla tecnologia. Pensiamo alla soddisfazione di sbattere giù la cornetta del telefono. Fi-ni-ta.
Solo una mia amica, quella che scagliava cellulari contro il muro, può dire di non avere rimpianti. Noi abbiamo sicuramente perso qualcosa.
"Could you take my picture 'cause I won't remember."
09/05/11
Ditemelo coi fiori (che sono una stronza)
Qualcosina per avere sgravato (e ci mancherebbe, lì mi aspettavo un Oscar), zero per essermi sposata (ho dovuto ramazzare uno dei centrotavola del pranzo, come l'ultima delle prozie, e mi ero pure fatta regalare preventivamente dei vasi perché 'a casa della sposa arrivano sempre un sacco di fiori').
Insomma, quelli che mi ricordo di aver ricevuto sono solo due, da persone diverse e a distanza di parecchi anni uno dall'altro, e me li ricordo bene in quanto portatori di espliciti messaggi non scritti.
Il primo diceva chiaramente: Grazie per esserti levata tu dai coglioni, perché io non avrei saputo come chiedertelo.
L'altro, un po' più timidamente, recitava: Scusa se mi hai trovato brutto.
25/04/11
La Sai Baba?
Sì, gli ho risposto. Al che il tizio si affretta a voltarmi le spalle per dire agli amici Visto? Lo sa anche lei.
